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In una grotta facente parte di una piccola schiera di ipogei, compare l’incredibile: una sequenza di numeri
incisi nel tufo delle pareti, che ad un occhio attento si sono rivelati essere di origine antichissima: etruschi.

L’occhio attento è quello di Giuseppe Moscatelli, socio di Archeotuscia ed amico, che ha già raccontato di questa “scoperta” in un bell’articolo pubblicato su “La Loggetta” (n.108).
Sempre Giuseppe insieme a Domenico Magalotti hanno lavorato per liberare da cespugli e spine l’accesso a questo posto: grazie !

Se anche in altre grotte della Tuscia si incontrano, occasionalmente, graffiti che ricordano numeri etruschi, in questo caso la quantità e la leggibilità delle incisioni sono sopra la media.
Riassumo in breve le osservazioni di Giuseppe:

intanto va ricordato che il sistema di numerazione etrusco, (e quello romano che ne derivò) si basano su una serie di segni limitata, tutti gli altri numeri vengono indicati aggiungendo o sottraendo qualcosa ai segni di base.

Gli etruschi però, scrivendo da destra verso sinistra, aggiungevano e sottraevano posizionando in maniera
opposta a quella dei romani ovvero posizionando a sinistra si aggiungeva, viceversa a destra si sottraeva.

Nella grotta si distinguono vari numeri:

Un 8 (IIIIIIII) ed un 9 (IIIIIIIII) indicati però con una lunga sequenza di 1 (non quindi come dicevamo prima) una forma questa, sottolinea Giuseppe, riconducibile ad un modo ‘arcaico’ di scrivere.

C’è poi un 10 ovvero X seguito da dei 50 ripetuti 3 volte e con grafia diversa:
– un arco convesso verso l’alto
– una sorta di freccia
– come il precedente ma con due linee verticali

Ci sono poi un 5 (Λ), un 10 canonico (ovvero X), un 1 (I), un 2 (II), un 100 (Ж), quindi un 9 (ovvero XI) ed infine un altro 10 (ovvero X).


Ma quanto sono antichi questi graffiti
?
Se è pur vero che siamo in zona fortemente etrusca (Bisenzio) e che questa poteva essere una tomba (anche se ad oggi non sopravvivono evidenze certe in tal senso, forse il tetto displuviato….) va notato che i numeri sono in corrispondenza di quelle che sembrano postazioni per l’alloggio di animali (incisioni verticali sulle pareti).

Più probabile, quindi, che siano dei simboli, utilizzati per contare e tramandati nei secoli da padre in figlio, senza una padronanza completa del loro significato, come testimoniato dalle imprecisioni.

Ma è questa la cosa che mi affascina di più: siamo di fronte ad un ANTICO sapere che è però giunto fino ai giorni nostri, tangibile, inciso nel tufo …
La testimonianza che l’antico popolo degli Etruschi è sopravissuto per millenni nelle popolazioni
che abitano le sponde del lago di Bolsena, nelle loro tradizioni e conoscenze più viscerali.

Ma sto divagando, torniamo nelle grotte.

Come detto si tratta di una serie di ambienti che presentano anche altre particolarità interessanti.

Ad esempio la grotta adiacente presenta sulla parete di fondo una grande banchina rialzata ed
una croce con una strana sagoma sotto, difficilmente interpretabile perchè in parte rovinata.
Abbiamo ipotizzato che poteva essere una sorta di (rozza) icona sacra, ho provato a replicare la parte mancante per tentare di visualizzare come poteva essere in origine (?).

Mi viene in mente che ho visto delle chiese rupestri che hanno proprio nella parte di fondo un rialzamento dove veniva posizionato l’altare, forse anche questo era un luogo sacro analogo e quindi la presenza di una croce e di un’icona sacra potrebbero essere plausibili.

Anche l’ambiente successivo ha delle croci incise su una parete (di ingresso) ed il fondo della grotta da in qualche modo l’impressione di poter essere stato un luogo di culto cattolico, impressione accentuata dal soffitto leggermente displuviato, da un grande architrave scavato sulla parete di fondo e da tracce di intonaco.
Segnalo anche che altri graffiti sulle pareti che sembrano ricordare delle croci con Golgota.

L’ingresso di questa grotta è chiaramente franato e risulta ora molto ampio ma si intravede in esso la parte finale di quello che poteva essere uno stretto corridoio, con volta a botte, di accesso al luogo di culto precedente.
Un corridoio o un dromos ? E’ solo un’ipotesi.

L’ultimo ambiente è stato usato come riparo e l’unica cosa da notare è un forno ricavato nella roccia.

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