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Un lungo cammino, un sentiero ripido che, tornante dopo tornante, non sembra aver fine.
Un’ Abbazia nascosta nel bosco, dimenticata e abbandonata, che solo grazie agli animali che occasionalmente ci pascolano, riesce ad emergere – a fatica – dai cespugli spinosi.

Fondata forse prima dell’anno mille l’abbazia è stata per secoli un centro di preghiera e lavoro, un luogo fortemente voluto così distante dal mondo, dove l’isolamento contribuiva a rendere particolarmente significative le azioni quotidiane.
Qui si alternarono nel tempo piccole comunità monastiche, composte da nemmeno dieci elementi, se ne ha notizia fino al XVI sec. quando il luogo cominciò ad andare in rovina.
Poco o nulla rimane oggi degli affreschi e di altri ornamenti che impreziosivano la grande chiesa a tre navate.
Le mura senza più il tetto, i piani crollati, le travi marce ci raccontano di frequentatori più recenti, contadini o allevatori che qui devono aver trascorso una vita di sacrifici, d’inverni scaldati dal fuoco del camino, di nevicate di montagna e di serate passate al lume di candela ripetendo vecchie storie.

 

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